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Le nomeranze sono i cru storici del Rossese di Dolceacqua: zone di vigna con un nome proprio, riconosciute da secoli per il carattere dei loro vini. Ecco le risposte alle domande più frequenti.

Che cos'è una nomeranza?

«Nomeranza» è un'antica voce ligure che indica la reputazione di un luogo: il nome con cui una zona si è fatta conoscere, come un soprannome guadagnato nel tempo. A Dolceacqua sono le zone di vigna che da generazioni sono riconosciute per la qualità del loro Rossese. È l'equivalente ligure di ciò che in Francia si chiama cru.

 

Le nomeranze sono riconosciute ufficialmente?

Sì. Dal 2011 il disciplinare del Rossese di Dolceacqua DOC le riconosce come «menzioni geografiche aggiuntive», come avviene per i cru del Barolo e del Barbaresco. L'elenco attuale comprende 33 nomeranze in sette comuni ed è stato approvato con il decreto ministeriale del 23 giugno 2025 (Gazzetta Ufficiale n. 151 del 2 luglio 2025). Leggi il decreto in Gazzetta Ufficiale.

 

Come sono state individuate?

Con tre anni di ricerche: documenti d'archivio fino al XII secolo, oltre 20 carte storiche, foto aeree fino al 1954, 8.000 particelle a vigneto censite a mano nei catasti dei primi del Novecento e riportate sulle mappe attuali. All'inizio del secolo scorso le vigne della zona superavano i 3.000 ettari e i nomi di luogo legati alla vite erano più di 1.300. Sono state scelte le zone con una storia viticola continua, poi verificate sul campo insieme ai produttori e delimitate sulle mappe catastali.

 

Chi ha realizzato lo studio?

Lo studio «Le Nomeranze del Rossese di Dolceacqua» è a cura di Alessandro Giacobbe e Filippo Rondelli, con il coordinamento di Claudio Andreini per la CIA. È un progetto della Confederazione Italiana Agricoltori di Imperia e della Camera di Commercio di Imperia, realizzato con la collaborazione dei Comuni di Camporosso, Dolceacqua, Perinaldo, San Biagio della Cima, Soldano e Vallecrosia, dell'Associazione Viticoltori Rossese di Dolceacqua, di Confartigianato, Federconsumatori e Regione Liguria.

 

Quando si può scrivere una nomeranza in etichetta?

Solo sul Rossese di Dolceacqua DOC, quando il vino nasce da quella nomeranza ed è vinificato separatamente. Nel nostro Rossese di Dolceacqua d'annata a volte ci sono anche uve di nomeranza, ma vengono assemblate in un unico vino e quindi non sono indicate in etichetta.

 

Perché per i vini bianchi non parlate di nomeranze?

Le nomeranze appartengono alla DOC Rossese di Dolceacqua. Il Vermentino e il Pigato sono Riviera Ligure di Ponente DOC: per loro parliamo semplicemente di vigne, anche quando crescono negli stessi luoghi.

 

Che differenza fa una nomeranza nel bicchiere?

Il Rossese restituisce fedelmente il luogo da cui viene. Terreni, altitudini ed esposizioni cambiano nel giro di poche centinaia di metri: le argille azzurre di Terrabianca danno un vino diverso dalle arenarie del flysch di Arcagna. Per questo vinifichiamo separatamente le uve delle nomeranze che indichiamo in etichetta.

 

Quali vini nascono dalle vostre nomeranze?

Il Terrabianca, dalla nomeranza Terrabianca, e il Bricco Arcagna, dalla nomeranza Arcagna.

Quali sono le nomeranze di Terre Bianche?

Terrabianca

Terrabianca

Camporosso, Val Nervia

Argille azzurre e flysch, esposte a est tra 380 e 430 metri. Ha dato il nome all'azienda: qui la famiglia Rondelli piantò il primo Rossese nel 1870. Scopri di più.

Arcagna

Arcagna

Dolceacqua, Val Nervia

Sulla sommità della collina, tra 320 e 420 metri, è uno dei luoghi coltivati più antichi della Liguria. Il nome viene dal latino loca arcanea, «luogo chiuso, protetto». Scopri di più.

Aurin

Aurin

Dolceacqua, Val Nervia

Sulla cima più a nord, al confine con Arcagna, tra 420 e 450 metri. Qui sorgeva un insediamento ligure preromano; il nome deriva dalla famiglia romana Aurinia. Scopri di più.

Tramontina

Tramontina

Dolceacqua, Val Nervia

Esposta a sud tra 370 e 520 metri, anch'essa sede di un antico insediamento ligure d'altura. Il nome ricorda la sua posizione verso la tramontana, cioè il nord.

Brunetti

Brunetti

Camporosso, Val Roia

Esposta a ovest tra 270 e 430 metri. Il nome viene da un soprannome o da un cognome; per tradizione è considerata parte di Terrabianca.

Foto e mappa 3D di Filippo Rondelli; le foto sono tratte dallo studio «Le Nomeranze del Rossese di Dolceacqua».

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